venerdì 29 maggio 2015

La solitudine dei numeri primi

Dopo un bel pezzo, torna unafamigliaalmuseo!
Qualche tempo fa la famiglia, in una delle sue escursioni romane, ha deciso di ignorare apertamente l'antichità, l'archeologia e i relativi siti e musei, e concentrarsi sulle scienze, quelle dure (perché si usi questo aggettivo io penso di averlo capito negli anni del liceo, quando sbattevo la testa contro i duri scogli della matematica, per poi tuffarmi in apnea nelle più rassicuranti acque del latino e della storia antica).


In anni più recenti ho capito il fascino profondo della matematica, dei legami con qualunque attività e conoscenza umana, e ho rimpianto gli anni della scuola in cui la matematica era per me sinonimo di mal di pancia e terrore nero. Sarà ironia del destino, ma se oggi sono per molti versi un 'digitale' è anche perché i numeri finalmente hanno trovato un senso per me.

Torniamo al racconto: abbiamo faticosamente salito gli scalini del Palazzo delle Esposizioni (Sì, il passeggino l'abbiamo abbandonato per sempre, il tempo passa! Un piccolo passo per il bimbo, un grande passo per il resto della famiglia) per farci inondare di NUMERI! Ovvero di 'tutto quello che conta da 0 a infinito' a voler credere allo slogan della mostra.
Che cosa è successo durante questa visita ve lo racconto subito, ma vi anticipo sin d'ora, in estrema sintesi, il giudizio unanime della famiglia di esperti visitatori di musei:

No, vi prego, gli scienziati che fanno gli stessi errori degli archeologi no!

Premetto anche che abbiamo deliberatamente evitato i laboratori per i bambini e quindi non posso giudicare le attività previste. Non è una scelta snob, ma preferiamo sempre e comunque l'esperienza di portarceli con noi.
Entriamo allora! Ci accoglie una grande sala, bellissima, dedicata a prendere confidenza con i numeri, con le quantità, e con i concetti di stima e approssimazione. Eccoci intenti a scommettere allora sul numero di mollette contenute in un enorme contenitore di plexiglass, o di palloncini affastellati in un contenitore ancora più enorme. 100? 1000? No, sono 10000!! Bellissimo. File di bambini che si cimentano a dire la loro, interagendo con una decina di tablet che prontamente forniscono la risposta: "no, sono di più" o "sono di meno, ritenta!".
Dopo aver passato un'ora abbondante a calcolare con precisione il numero di tutti gli oggettini presenti nei tuboni (i bambini su questo sono davvero micidiali, impossibile smuoverli, meglio farsi forza e aspettare ...) e ricordandoci dei gloriosi fasti dei fagioli di Raffaella (se avete capito a cosa mi riferisco senza seguire il link vi ho scoperto, avete più di 40 anni oppure siete amanti del trash), tutti galvanizzati scostiamo una pesante tenda nera per passare nella seconda sala ...
... ed entrare in un incomprensibile dedalo di sale che sembra avere come unico scopo quello di mortificare il visitatore medio mostrandogli crudelmente la sua abissale ignoranza su tutto ciò che riguarda i numeri.
Vieni accolto da un'installazione luminosa che pende dall'alto della sala. Le didascalie ti dicono trattarsi di un triangolo di Tartaglia; un oggetto che praticamente nessuno conosce, e che, cosa ben più grave, nessuno, dopo aver visto questa mostra, sa cosa sia.
Vabbé, mi dico, andiamo avanti. Ostentiamo interesse, dai, non è niente, poi vediamo su wikipedia
Dribblo la prima raffica di domande dei figli dirigendomi rapido verso una vetrina di reperti archeologici (Bene, qui gioco in casa) e qualche iscrizione: "bambini venite a vedere come contavano gli antichi e come contano i vari popoli della Terra!".
A distruggermi le aspettative ci pensa un simpatico Masai sorridente che in un video di una trentina di secondi ti fa vedere come conta fino a 20 con le mani. Peccato che non vi sia nessuna sovraimpressione, commento, didascalia a spiegarti che numero è, e quindi il tutto è comprensibile come l'alfabeto per non udenti ...
Ho capito solo che contano fino a venti. "Come i Francesi, bambini". E' tutto quello che il mio orgoglio umanistico è in grado di improvvisare e spiattellare in faccia ai pargoli.
Il resto è una lenta e progressiva umiliazione fra sale tappezzate di pannelli che ti schiaffeggiano con concetti difficilissimi resi ancora più incomprensibili dalla amorevole pietà con la quale vengono tradotti per il resto di noi. I bambini tramortiti dalla noia si accasciano su una panchina vicino ad una installazione interattiva riservata ai laureati in fisica nucleare, poi intravedono qualcosa ...
Sì, c'è qualcosa, una sala piena zeppa di macchine. "Sì, bambini andiamo a vedere le calcolatrici, che bello, la storia del calcolo automatico, dall'abaco al calcolatore".
C-H-I-U-S-E, tutte, in vetrina, mentre un video trasmette a loop un'intervista al collezionista delle macchine esposte. No, questo è troppo, davvero troppo.
Usciamo, disperati. Da 0 a infinito? 0 sulla comprensibilità, infinito per la noia! L'unico numero che mi viene in mente è 1984.

Detto da un archeologo che guarda alla divulgazione scientifica come a un modello è preoccupante. Se mettiamo anche in numeri in vetrina, che fine farà la curiosità dei nostri figli?

1 commento:

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