martedì 29 aprile 2014

Una settimana da Dio

Esattamente un mese fa ho partecipato, ovviamente da visitatoredimuseo-archeologo-padredifamiglia, alla #museumweek, cinguettando qua e là su twitter e soprattutto con una serie di post su questo blog.

Poi il tempo è passato rapidamente, e altrettanto rapidamente quella intensa settimana è stata dimenticata. Certo non sono mancati i commenti a caldo (e anche a freddo), di chi ha giustamente evidenziato gli aspetti innovativi di questa iniziativa, e di chi ne ha messo in risalto, altrettanto giustamente, i punti critici.
Io però non riesco a liberarmi dal pensiero che tutto questo impegno, dei curatori dei musei, dei blogger, dei tweeter, ma anche dei semplici 'visitatori' come me non sia servito a molto ...

E' un pensiero che oggi, a un mese dalla #museumweek, torna a ronzarmi fastidiosamente nel cervello in questi giorni di #invasionidigitali. Dovrei essere felice di poter vivere un altro evento di 'liberazione' dei beni culturali, di poter visitare siti e musei, anche quelli normalmente chiusi e abbandonati, di poter usare il mio smartphone senza timore, eppure qualcosa non mi torna. Forse sono semplicemente stanco di vivere i beni culturali solo attraverso eventi eccezionali e iniziative di pochi giorni.
Preferirei che i musei fossero sempre intriganti come dei #MuseumMastermind, che quiz, indovinelli e curiosità (e più in generale tutti i contenuti e le attività proposte) risultassero sempre interessanti per tutti;
- che i miei #MuseumMemories fossero sempre richiesti da chi il museo lo gestisce, in modo tale che io possa non solo immaginare, ma aiutare a realizzare il mio museo ideale;
- che si potesse sempre dare una sbirciatina #BehindTheArt e dietro le quinte, ma anche nei magazzini e negli uffici;
- che #AskTheCurator fosse il primo cartello che trovo quando entro in un museo;
- che potessi sempre fare tutti i #MuseumSelfies che voglio e che si potesse fotografare liberamente e condividere liberamente senza bisogno di funamboliche operazioni fra cavilli di legge;
- che ogni visita infine non fosse un ripetitivo rito di contemplazione ma una allegra #invasione (anche non digitale) cui partecipare con la mia personalità e le mie idee.

Fra qualche giorno invece tutto tornerà come prima e il sipario calerà su queste settimane di Saturnalia in cui ci lasciano usare i superpoteri e in cui la realtà è sovvertita e tutto è concesso (uau, perfino fotografare!!). I riflettori si sposteranno sul prossimo hashtag mentre tutti, musei e siti, lavoratori e pubblico, torneranno alla normalità e al quotidiano. Chi lavora riprenderà a spolverare le collezioni e ad arrabattarsi con regolamenti antiquati e risorse insufficienti, chi visita non potrà fare altro che leggere didascalie e contemplare oggetti, almeno fino a quando non sarà la volta di #portaungattoalmuseo.

3 commenti:

  1. Non posso che sottoscrivere tutto quello che hai appena detto!!!

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  2. Partecipo (anche se spesso solo virtualmente) a tutte le manifestazioni di animazione culturale che riesco ad intercettare, ma purtroppo finora non si è mai riusciti ad andare oltre la dimensione dell'evento speciale. Quando la partecipazione non è finalizzata a raggiungere obiettivi concreti e duraturi, rischia di rimanere pura autocelebrazione.

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  3. Eppure ci sono molte istituzioni che già lo fanno (possiamo scomodare grandi nomi a livello internazionale, ma se non si prende esempio dai migliori, da chi allora?). Fortunatamente le cose si stanno muovendo anche in Italia.

    Grazie di aver segnalato qst post su Professione Archeologo, me l'ero perso ;)

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