giovedì 9 gennaio 2014

Oltre il giardino

Sabato 11 gennaio il popolo dei professionisti dei bbcc scende in piazza per manifestare ma soprattutto per proporre (#500no, #11G).

Con questo post porto (pur in contumacia) la mia personale adesione alla protesta, come in generale al movimento che si batte per ottenere il #riconoscimento alle professioni nei bbcc ...
Chi segue questo blog sa bene che per me questo tema è fondamentale, anzi è IL tema intorno a cui ruota ogni ipotesi efficace e sostenibile di rinnovamento nei bbcc. Un tema [che dovrebbe essere] strategico per chi, come me, fa parte del mondo della ricerca e della formazione universitaria. Collegare formazione e lavoro dovrebbe essere infatti un costante imperativo morale; forse l'unico in grado di ridare alle Università, anche nei bbcc, il ruolo di driver di innovazione e sviluppo, come succede in altri settori. Eppure la ormai inarrestabile richiesta di riconoscimento per le professionalità dei bbcc sembra lasciare indifferente il mondo dell'Università, sicuramente corresponsabile dello scollamento fra ricerca, formazione e lavoro. Sembra che le Università italiane siano sempre più afone, perse nel labirinto di riforme tanto lunghe quanto inutili, sfibrate e prive di energie, incapaci di rivendicare il proprio ruolo nel paese, e spiegare che lo scandalo non è che abbiamo il patrimonio culturale più grande del mondo e non sappiamo sfruttarlo, ma che non formiamo più professionalità (forse non le abbiamo mai formate, ma questo è un altro discorso ...) e nemmeno più coscienze.
Purtroppo oggigiorno le cose sembrano seguire una direzione diametralmente opposta, in un lento moto inerziale verso il disordine, la frammentarietà, l'inutilità. Emblematico di questa situazione è il recente bando "selezione di cinquecento giovani laureati da formare, per la durata di dodici mesi, nelle attività di inventariazione e di digitalizzazione del patrimonio culturale italiano, presso gli istituti e i luoghi della cultura statali", meglio noto con l'affettuoso soprannome "500schiavi" con il quale è ormai identificato nei social network (a testimoniare come, oltre ad indignarsi e reagire, i professionisti dei bbcc hanno imparato alla perfezione anche la sottile arma dell'ironia).
Dal mio punto di vista (di ricercatore, formatore ed archeologo) questo bando è una operazione al tempo stesso deprimente e devastante che mette in evidenza tutte le criticità del sistema bbcc in Italia, riassumibili in un unico semplice interrogativo: ha ancora senso in Italia continuare a insegnare archeologia (storia dell'arte, ecc. ecc.)?
Un interrogativo che riassume una serie ben più disordinata di questioni: che senso ha formare figure professionalmente non riconosciute? Che senso ha sperimentare metodologie e tecniche che non lasceranno mai i laboratori e che nessuno potrà mai applicare nel suo lavoro? Che senso ha, se poi tutto ciò che i nostri laureati possono attendersi è un ambiguo concorso di formazione-lavoro-stage-volontariato finalizzato ad una fantomatica digitalizzazione del patrimonio culturale?
E' il messaggio che questo bando lascia subdolamente passare ad essere al tempo stesso deprimente e devastante.
E' deprimente perché stiamo dicendo ai nostri migliori allievi che la loro competenza verrà riconosciuta con 5000 euro/anno lordi per fare un lavoro inutile, e questo è deprimente. Certo, il ministero ha abbassato i requisiti del bando ... ma il discorso non cambia: si è solo stabilito che non bisogna più essere necessariamente dei semi-genî praticamente bilingui per chiudersi nello scantinato di una Soprintendenza a battere con Excel 2003 le schede scritte a china degli scavi della Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti.
E' devastante perché continuiamo a far passare l'idea che il settore dei bbcc sarà sempre e solo dominato dall'assistenzialismo (e quindi, per tutto ciò che non è possibile pagare, dal volontariato).

O davvero pensiamo che catalogare e "digitalizzare" gli archivi sia una forma innovativa di crescita  per i beni culturali che possa produrre una qualche forma di occupazione? Ma per favore! Qualunque cosa è meglio di questa umiliante pioggia di spiccioli, di questa inutile elemosina mascherata da formazione.
Il problema, quello vero, non è la carenza di risorse, ma l'incapacità di utilizzarle bene; anzi, di immaginare come impiegarle al meglio. Di guardare un po' più lontano, oltre lo steccato del proprio giardino, e pensare al futuro, quello vero.

2 commenti:

  1. Buongiorno Giuliano,

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    Responsabile Comunicazione Paperblog Italia
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    "What happened to the Revolution?"

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